Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 31/08/2017 & archiviato in In evidenza, Lobbying

Il lobbying visto dagli economisti

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Tre economisti italiani hanno elaborato un paper di ricerca che è stato scelto dall’American Economic Association come il migliore per il 2017.

Un riconoscimento senza dubbio prestigioso.

Gi autori sono: Stefano Della Vigna (Università della California di Berkeley), Ruben Durante (Università Pompeu Fabra di Barcellona) e Eliana La Ferrara (Università Bocconi), con il collega americano Brian Knight (Brown University).

Il titolo ha attirato la nostra attenzione: “Market-based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy”.

Gli autori, facendo riferimento alla lettura accademica economica, individuano 3 canali possibili di influenza dei gruppi d’interesse nei confronti della politica, secondo lo schema qui riportato.

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Il primo è quello che definiscono come lobbying diretto. E cioè l’attività posta in essere dalle aziende per influenzare la politica. Che per gli autori consisterebbe quasi esclusivamente in contribuzioni dirette all’attività politica o elettorale.

Il secondo è il canale dei “businessman-politician”. Cioè di soggetti politici che detengono partecipazioni economiche in società. Questi soggetti cercano di influenzare il processo decisionale per ottenere normative vantaggiose per le aziende in cui hanno interessi, migliorandone così il bilancio (e i profitti).

Il terzo è quello del “lobbying indiretto”.  In cui “le aziende elargiscono favori ai politici indirettamente, indirizzando gli acquisti delle proprie società in modo tale da avvantaggiare le aziende controllate dal politico”.

Sia il secondo che il terzo caso si possono verificare quando non è presente nell’ordinamento una seria legge che disciplini il conflitto d’interessi.

Oggetto del paper è il lobbying indiretto.

In sostanza:

– analizzando un arco temporale di 17 anni (1993 – 2009), il periodo in cui Berlusconi è stato al Governo è di 30 trimestri considerando il 1994 , 2001-2006 e 2008-2009;

– ricavando i dati sulla pubblicità della Nielsen;

– predisponendo dei modelli matematici in cui inerire i dati raccolti:

nei trimestri in cui Berlusconi è a Palazzo Chigi, possiamo assistere ad uno spostamento di budget pubblicitari a vantaggio di Mediaset rispetto alla RAI.

Soprattutto da parte di aziende che operano in mercati più regolati come quello delle telecomunicazioni, il farmaceutico, i media, quello finanziario e dell’automotive.

Sempre secondo lo studio, analizzando nel dettaglio i bilanci di Mediaset e RAI, il vantaggio complessivo del gruppo della famiglia Berlusconi sarebbe di oltre un miliardo di euro mentre il “danno” per la RAI ammonterebbe a 194 milioni di euro.

Ovviamente il paper è molto dettagliato con una mole impressionante di dati raccolti.

Per gli interessati lo trovate qui.

Mini rassegna stampa sull’argomento:

Qui il link al post pubblicato da Fomiche.net;

Qui l’articolo de Il Fatto Quotidiano.

Ultime considerazioni.

E’ ovvio che non abbiamo titoli per commentare uno studio di questo genere.

Quello che ci permettiamo di notare è che, essendo un lavoro di ricerca fatto da economisti, analizza il lobbying in un’ottica del tutto particolare: quella del finanziamento della politica.

Basta analizzare le definizioni di lobbying diretto ed indiretto.

Ma il lobbying non è riconducibile solo alla dimensione economica. Come si evince dalla letteratura accademica di altri “campi” (quello della scienza della politica, della comunicazione, della sociologia) è molto altro.

Per fortuna.

 

 

 

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