Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 28/08/2013 & archiviato in In evidenza, Politica

Memoria corta

In questo ultimo mese c’è stato un fiorire di commenti, prese di posizione, analisi anche di insigni giuristi sulla costituzionalità o meno della c.d. legge Severino. Soprattutto laddove prevede l’incandidabilità di persone che hanno subito una condanna superiore ai due anni di reclusione e la conseguente decadenza dalla carica elettiva.

Per capirci di più, il centro studi della FB & Associati ha analizzato con attenzione l’iter parlamentare che ha portato all’approvazione di quella norma.

E si scoprono così cose interessanti che dimostrano la “memoria corta” della stragrande maggioranza dei nostri politici.

La cosiddetta legge Severino ovvero il Decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, posta al centro dell’attenzione, è in realtà una norma “delegata”. Questo significa, per i non addetti ai lavori, che il Governo (a quel tempo quello guidato dal Senatore Monti) ha potuto emanare quella norma in virtù di una delega approvata dal Parlamento italiano.

La norma “madre” è quindi da trovare nella legge del 6 novembre 2012, n. 190 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 13 novembre 2012, n. 265.

E’ l’ormai famosa legge “anticorruzione” e, anche in questo caso, il Ministro competente è la Professoressa Severino.

Legge approvata dal Parlamento.

Peccato però (e questo pare sfuggire ai più) che l’atto discusso, modificato e approvato è un Disegno di Legge emanato dal Governo. L’atto Senato 2156, comunicato alla Presidenza del Senato il 4 maggio 2010.

Primo firmatario, l’allora Ministro di Grazia e Giustizia……Angelino Alfano!

Già in quel testo si prevedeva (all’articolo 10) l’incandidabilità e la conseguente decadenza dalla carica elettiva.

Questo, ovviamente, senza nulla togliere al dibattito sul fatto che il Dlgs Severino sia costituzionale o meno, oppure che secondo l’ordinamento italiano esso sia effettivamente legittimato a produrre tali effetti retroattivi.

Sono tutt’altre questioni, giuridicamente complesse, e legittimate a destare dubbi e perplessità. E su tali dubbi e perplessità, è legittimo che il PDL esprima posizioni politiche, anche se esse contraddicono apertamente una norma adottata su loro proposta solo 6 mesi fa.

Anche in questo caso dunque, una maggiore aderenza ai fatti e, soprattutto, alle norme che si propongono e si votano, non guasterebbe.

Per un ulteriore approfondimenti il link è questo.

 

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