Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 01/02/2015 & archiviato in In evidenza, Politica

La prova del 9

L’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica è stata la prova del nove della leadership di Matteo Renzi.

Da mesi i suoi avversari (esterni ed interni al PD) lo attendevano al varco, convinti che il Quirinale potesse ridimensionarne le ambizioni.

Il ricordo di due anni fa, che portò alla sofferta rielezione di Giorgio Napolitano, suonava come un monito assai sinistro: l’allora segretario del PD Pierluigi Bersani venne affondato a causa di una serie interminabile di errori.

Renzi ha giocato una partita completamente diversa, annunciando, fin da qualche settimana prima, che il nuovo Presidente sarebbe stato eletto al quarto scrutinio e che per questo il PD avrebbe votato scheda bianca alle prime tre votazioni.

E, dopo aver guidato in prima persona le consultazioni con le altre forze politiche, ha proposto al suo partito un unico candidato inattacabile, Mattarella appunto.

Ex DC, più volte Ministro, tra i fondatori del PD, giudice costituzionale, una vita passata al servizio delle Istituzioni, una sobrietà e riservatezza ormai rara.

Una mossa “spiazzante” per la riottosa minoranza interna (Mattarella era stato anche tra i nomi ipotizzati da Bersani due anni fa) ma, sopratutto, per le altre forze politiche: in primo luogo il Nuovo Centro Destra e Forza Italia.

Che infatti hanno annaspato per ore afoni, quasi increduli che dal cilindo renziano uscisse una candidatura talmente ragionevole e scontata da apparire rivoluzionaria.

Contro la quale non vi erano appigli a parte la noiosa litania del “apprezziamo l’uomo ma contestiamo il metodo”.

E così sia Alfano che Berlusconi (che proprio per l’elezione del Presidente della Repubblica avevano cominciato a riparlarsi dopo mesi di gelo) si sono ritrovati nel classico “cul de sac”.

Il leader del Nuovo Centro Destra prima ha annunciato che non avrebbe votato il candidato renziano per poi fare, nel giro di poche ore, una clamorosa inversione di marcia che ha spaccato il suo già esile partito.

Silvio Berlusconi è tornato ad Arcore con un partito a pezzi che si è trincerato dietro la scheda bianca che ha assunto le fattezze di una vera e propria bandiera (bianca).

Un unico vincitore assoluto, dunque: Matteo Renzi.

Con buona pace dei suoi denigratori e di tutti quelli che, subdolamente, hanno sempre enfatizzato ed elogiato esclusivamente le sue capacità comunicative, lasciando intendere che quelle politiche fossero nettamente inferiori.

L’elezione del Presidente della Repubblica è stata una vittoria politica a tutto tondo.

Ricompattato il partito, ridimensionato Berlusconi, schiacciato l’NCD, resi ancora più irrilevanti i grillini.

L’unico forse a tentare di arginare lo strapotere renziano è stato, ancora una volta, Matteo Salvini con la candidatura di Vittorio Feltri.

Una voluta e ricercata provocazione che serviva a mostrare, come ha spiegato lo stesso Salvini, che a destra c’è ancora qualcuno…

Da martedì in poi si ritorna a parlare di governo e di riforme.

E vedremo così quali saranno gli effetti di questa ultima settimana.

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