Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 13/04/2016 & archiviato in In evidenza, Politica

I 5 Stelle alla prova

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La scomparsa di Gianroberto Casaleggio apre una nuova fase politica.

Ne parlano oggi quasi tutti i giornali, densi di analisi e retroscena sul futuro del Movimento 5 Stelle.

Il 2016 sarà dunque un anno cruciale per i pentastellati, per dimostrare che possono candidarsi a forza di Governo e rappresentare una reale opzione politica alternativa al PD renziano.

Tutti dipende da alcuni passaggi, elettorali e politici.

Il primo, in ordine di tempo, è il referendum di domenica prossima.

Il Governo ha fatto fatto capire che è per disertare le urne, impedendo così il raggiungimento del quorum. Il PD è invece diviso tra chi non andrà a votare, chi voterà si e che esprimerà il proprio voto con un no.

Tutte le opposizioni sono invece per andare al voto, e votare si. Anche se Forza Italia è divisa al suo interno.

I più attivi sostenitori del SI sono i partiti / movimenti di sinistra (SEL, Rifondazione, Possibile), la Lega e i 5 Stelle.

Se il quorum dovesse essere raggiunto (con una vittoria del SI quasi scontata) sarebbero proprio questi ultimi ad acquisire il maggiore beneficio in termini politici.

Poi abbiamo le elezioni amministrative dei primi di giugno.

Dove il Movimento 5 Stelle è competitivo in molti comuni ma soprattutto in due, ad alto valore simbolico: Roma e Torino.

La strategia del movimento è chiara, da mesi: la vittoria in almeno una di queste grandi città permetterebbe di accreditarsi come l’unica forza politica di opposizione in grado di fermare il progetto renziano.

Raggiungere il ballottaggio non più sufficiente: occorre una vittoria e conseguentemente una prova amministrativa per dimostrare la propria capacità di governo.

Non solo ma una sonora sconfitta del PD aprirebbe una “riflessione” interna al partito sicuramente e qualche difficoltà in più per il Governo.

Infine il referendum autunnale sulla conferma della riforma costituzionale, approvata proprio ieri alla Camera dei Deputati.

Su questo Renzi si gioca tutto e, conseguentemente anche i suoi avversari.

Per allora però il Movimento 5 Stelle dovrà sciogliere il nodo più importante: quello della leadership.

L’attuale direttorio può andare bene per la gestione ordinaria, per coordinare le posizioni dei gruppi parlamentari, per sostenere i candidati sindaci. Non per gestire una campagna referendaria né tantomeno un campagna elettorale a livello nazionale.

Serve un nome, una faccia, da contrapporre a Renzi. Che non può essere Grillo.

Oggi tutti parlano di Di Maio, il più spendibile tra i membri del direttorio.

Ma le modalità con cui avverrà questa questa scelta, le eventuali polemiche e/o frizioni che ne seguiranno, insomma il come nascerà la nuova leadership del Movimento e, conseguentemente, i suoi primi atti politici, saranno determinanti per comprenderne il futuro.

E capire cioè se l’attuale, elevato, consenso si può trasformare in proposta di governo realmente competitiva. Concreta ed affidabile per l’elettorato anche a fronte della crisi in cui versa il centro destra.

Che, prima o poi, si dovrà pur riorganizzare. E riacquistare quindi una capacità attrattiva in termini di voti.

In politica, come nella vita, le occasioni capitano raramente due volte.

E’ questa la vera prova, forse decisiva, per il Movimento di cui Casaleggio era il vero ispiratore.

 

 

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