Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 19/04/2018 & archiviato in In evidenza, Lobbying

Lobbying USA 2017: le classifiche

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Siamo ad aprile: sono quindi disponibili tutti i dati per analizzare l’andamento del mercato del lobbying nel 2017 negli Stati Uniti.

Un quadro chiaro ed esaustivo grazie a due affidabili fonti d’informazione:  Politico.com e Opensecrets.org, che hanno raccolto e rielaborato quanto risulta dai registri del Congresso dove, per legge, i gruppi d’interesse devono iscriversi nel momento in cui iniziano qualsiasi tipo di attività di sensibilizzazione del processo decisionale.

Tre gli ambiti a cui ho guardato:

  il mercato del lobbying nel suo complesso;

– gli investimenti dei singoli gruppi d’interesse;

– i fatturati delle principali società di consulenza.

Andiamo con ordine.

1. Andamento del mercato.

Andamento mercato

Dopo due anni consecutivi di calo, il 2017 segna un’inversione di tendenza, sia per l’ammontare delle spese destinate all’attività di lobbying che per il numero degli addetti.

Per quanto riguarda il primo valore si attesta sui 3 miliardi e 360 milioni di dollari (+7%). Ancora lontano dal picco 2010 (3,51 miliardi) ma comunque apprezzabile.

I lobbisti registrati salgono di oltre 300 unità ritornando quasi al livello del 2015.

L’effetto Trump, dunque, si è fatto sentire. Come spesso accade quando una nuova amministrazione si insedia, nel primo periodo è tutto un fiorire di attività per cercare di influenzare l’agenda politica.

Non solo. ma i tentativi di cancellare la riforma della sanità voluta dalla precedente amministrazione (Obamacare) e la riforma fiscale sono stati temi fortemente divisivi, che hanno attivato molti gruppi d’interesse.

2. Gli investimenti dei singoli gruppi.

Top spenders 2017

Al primo posto, come accade ormai quasi da sempre, la Camera di Commercio americana.

Anche il secondo è una conferma: occupato dalla famosa NAR, l’associazione che riunisce da oltre un secolo i professionisti della vendita e della gestione di immobili.

Interessante notare come i primi due in classifica mantengano la loro posizione nonostante i loro investimenti in lobbying siano diminuiti nel 2017 rispetto all’anno precedente. Quindi in controtendenza rispetto al mercato. La spiegazione, fornita dagli stessi interessati, è stata che il 2017 non è stato un anno elettorale come il precedente, e quindi gli investimenti si sono ridotti.

L’ultimo gradino del podio è occupato da un’altra associazione, la Business Roundtable, il gruppo d’interesse che riunisce CEO di importanti aziende private, di orientamento conservatore.

La prima azienda che appare nella classifica (ottavo posto)  è Alphabet (Google) che con un investimento di oltre 18 milioni di dollari supera AT&T e Boeing che la precedevano nel 2016.

3. Il fatturato delle società di consulenza.

Top lobbying firm

Anche in questo campo abbiamo molte conferme e qualche sorpresa (annunciata).

La prima società, di gran lunga come nel 2016, è Akin Gump: l’unica a sfiorare come fatturato i 40 milioni di dollari.

Lo storico studio di avvocati, fondato a Dallas nel 1945, è diventato gradualmente una vera e propria macchina da guerra (e da soldi, aggiungo io):  900 avvocati, più di 1800 dipendenti, oltre 20 uffici sparsi per il mondo. Da anni è presente ai primi posti sia nella classifica delle società di lobbying che in quella dei più importanti studi legali americani.

Il secondo posto è appannaggio di Brownstein e Hyatt. Anche in questo caso una law firm, fondata nel 1968 con oltre 500 avvocati e una decina di uffici sparsi per tutti gli Stati Uniti.

Al terzo posto sale la Squire Patton Boggs. Un colosso della consulenza legale, nato nel 2014 dalla fusione di due marchi storici,  oggi composto da 1500 avvocati, 47 uffici in oltre 20 paesi.  Il 2017 è stato una grande annata dal momento che la società ha incrementato di oltre un terzo il proprio fatturato.

Al quarto posto, oserei aggiungere finalmente (!), la BGR Group, la prima vera e propria lobbying firm pura, dal momento che non è uno studio legale.

Anche per loro il 2017 registra un forte incremento di fatto.

Perde molte posizioni la società di Tony Podesta, terza nel 2016 e settima nel 2017.

Ma che scomparirà dalla classifica del 2018:  la società ha infatti chiuso i battenti dopo lo scandalo che ha coinvolto il fondatore e che lo ha costretto ad un repentina uscita di scena.

Come spesso accade, quando una grande società collassa, molti professionisti di alto livello (partner o senior)  si sono accasati presso altre strutture oppure hanno creato delle proprie start-up.

In entrambi casi portando in dote competenze, clienti e relativi budget.

Cosa accadrà nel 2018?

Secondo Politico.com anche quest’anno si avrà un incremento degli investimenti in attività di lobbying.  Con un’avvertenza: secondo un recente survey tra gli addetti ai lavori l’attività si dovrebbe concentrare più sui “public affairs” che sulle “government relations”.

Quindi più sull’attività di advocacy e di sensibilizzazione degli influenti che sul lobbying diretto.

Con buona pace dei grandi studi legali…

Vedremo.

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